lunedì 30 marzo 2009

San Francesco e i pagani. Ovvero, lo scemo del villaggio che parlava coi lupi.



Antefatto: il 27 ottobre del 1986 per i cattolici più ortodossi fu un dies horribilis.

Proprio in quell’occasione, infatti, i frati del Sacro Convento di Assisi, mentre si celebrava il Meeting interreligioso di preghiera, fecero una concessione inusitata ai loro colleghi pagani; permisero infatti a dei sacerdoti animisti africani di sgozzare due polli sull’altare di Santa Chiara, con un risultato tanto ecumenico quanto ambiguo.

Quello del meeting di Assisi fu un affronto che i teologi e i vaticanisti più irriducibili non riuscirono mai a digerire, tanto da spingere l’arcigno Joseph Ratzinger, che già quel giorno era rimasto disgustato da vice di Karol Wojtyla, a firmare il 19 novembre 2005 un documento noto come Motu Proprio, in cui si revocava ai frati l’autonomia pastorale e li si obbligava per la prima volta a seguire rigorosamente le direttive del vescovo di Assisi.

Ma a noi, storici fai da te, che siamo abituati a confrontarci con le fonti, questo fatto importa poco o nulla.

Ci interessa invece, e molto, quanto dichiarò un raggiante Vittorio Messori all’indomani della Motu Proprio, che sanciva un vero e proprio regolamento dei conti all’interno della comunità cattolica.
Messori in quella occasione, ringalluzzito del decisionismo di Ratzinger, colse l’occasione per raccontarci il suo Francesco d’Assisi, e per ribadire quanto i frati del Convento, con la profanazione dell’altare di Santa Chiara, lo avessero violato.
Ecco il nostro Vittorio alla carica col vaticanista de La Stampa Giacomo Galeazzi, articolo uscito in occasione della promulgazione della Motu Proprio, il 21 novembre 2005:

« La Chiesa ha la memoria lunga. E' dal meeting interreligioso del 1986 che Joseph Ratzinger aveva un conto da saldare con i frati di Assisi. Ora le cose sono a posto […] Ratzinger non ha perdonato alla comunità francescana gli eccessi della prima giornata di preghiera dei leader religiosi con Karol Wojtyla. Una carnevalata, a detta di molti, che forzò la mano al Papa e furono proprio i frati ad andare molto aldilà degli accordi presi. […] I frati hanno abusato del cosiddetto spirito di Assisi. In realtà loro venerano e diffondono illegittimamente un santino romantico e di derivazione protestante, ossia il San Francesco del mito, uno scemo del villaggio che parla con lupi e uccellini, dà pacche sulle spalle a tutti. Una vulgata falsa, che ne svilisce il messaggio. Il Francesco della storia, infatti, è il figlio più autentico della Chiesa delle crociate »

D’accordo. Dire che il santino spacciato dai frati sia stato, a suo tempo, un uomo in carne e ossa è una balla spaziale. Ma credere che Messori detenga le chiavi della verità temo lo sia un pò più.

Il ragionamento di Messori rivela, semmai, quanto poco questo donchisciotte del laicismo clericale conosca i documenti a cui invano si appella. Se Francesco avesse visto quegli animisti sgozzare i due polli sull’altare di Santa Chiara, i frati artefici della carnevalata li avrebbe promossi, non puniti, con tanto di pacca sulle spalle e doppia razione di mostaccioli.
Le tante prediche agli uccelli, e gli ammansimenti dei lupi, e la guarigione delle vacche a Greccio, e le divinazioni sul Vangelo alla Verna, cosa sono se non prodigi di stregoneria popolare concessi al mondo pagano di allora per favorire conversioni di massa?
I boschi sacri, tanto cari all’immaginario francescano quanto a quello celtico, e con i boschi le decine di alberi piantati e sacralizzati in giro per lo stivale dallo stregone di Assisi, cosa furono se non uno strappo con la teologia trascendente dei dottori e il dogmatismo viscerale degli ierocrati?
Per non parlare, poi, dei ruscelli fatti sgorgare dalla roccia e dei capponi trasformati miracolosamente in pesce; numeri da circo equestre che lo scemo del villaggio Francesco conosceva bene al contrario, evidentemente, di qualche suo estimatore dei giorni nostri.

Di certo, se Francesco sta dalla parte del compromesso e del ‘dialogo’ a oltranza, il vero protagonista della vicenda, quello Joseph Ratzinger che prima di aspirare al soglio di Pietro faceva l’azzeccagarbugli in un gabinetto di Tubinga, ricorda tanto da vicino uno degli avversari più bigotti e professorali con cui ebbe a che fare Francesco in vita, Innocenzo III.

Come insegna oggi il nostro Ratzy, anche per Lotario dei Conti di Segni il potere era una questione di gerarchia. E come il suo brillante successore, anche Innocenzo III vedeva con disgusto e sospetto tutte quelle pratiche religiose che esulavano dall’ortodossia vaticana e dal rigore monastico, sia di stampo pauperista che di tipo pagano.

Benedetto XVI e Innocenzo III; in un certo senso, due gocce d’acqua.
A dividerli ci sono ‘solo’, e si fa per dire, ottocento anni.

Resta difficile trovare un personaggio da associare a Messori.
Bisogna capirlo il nostro Vittorio, non ci sono più le grandi battaglie del passato; se i suoi antenati si potevano concedere il lusso di mettere al rogo Giordano Bruno, al povero Vittorio non rimane altro che prendersela con due polli da allevamento.
Ma forse non è detto che in quella allegra masnada di Acri che si accampò sotto le porte di Damietta non ci sia proprio nessuno che gli assomigli.

Pelagio per esempio! Chi?

Ma certo, il simpatico legato pontificio che tanto insistette per proseguire l’assedio anche quando il sultano Malik propose ai crociati l’armistizio e il controllo di Gerusalemme. Lui sì che gli assomiglia! Con una piccola variante però...
Pare infatti che Pelagio si fosse un po’ risentito quando frate Francesco gli chiese il permesso di andare tra i saraceni a predicare il Vangelo.

« Il cardinale (Pelagio) rispose che, per conto suo, non avrebbe mai dato né licenza né comando in tale senso, perché non voleva concedere licenza che si recassero là dove sarebbero stati senz’altro uccisi. […] Risposero che non volevano andare, se non per compiere un grande bene, che bramavano portare a compimento. Allora il cardinale disse che potevano pure andarci, se lo volevano, ma che non si pensasse da nessuno che era lui a inviarli. » Cfr. Cronaca di Ernoul, ff.2231.

A leggere le fonti, si capisce bene che il cardinal Pelagio non aveva proprio la stessa stima per Francesco di Messori.
Ma questi sono solo dettagli da topi di biblioteca.

E come abbiamo detto prima, Messori s’intende di polli, non di topi.
Ad ognuno i suoi...

lunedì 2 marzo 2009

ELEUSI EDIZIONI, e lo stregone si rifà il look...


Informo tutti i naviganti che da oggi è ufficialmente disponibile qui la nuova edizione de Lo stregone di Assisi corretta e aggiornata (sì, perchè con tutta la bibliografia del libro non mi è bastato un anno di assidue correzioni). Una nuova edizione ricorretta dicevo, e finalmente, udite udite, con una casa editrice alle spalle!
Ma stavolta non è di un miracolo che stiamo parlando. Il trucco c'è, eccome; e del resto, di magia un pò anch'io me ne intendo. Le Edizioni Eleusi le ho create pochi mesi fa per promuovere tutta quella saggistica irriverente e politicamente scorretta che indaga i recessi della storia e del paganesimo. Storia sì, e laicità, e agnosticismo; ma anche magia, arte ed esoterismo. Per tutti coloro che, come il sottoscritto, non si sono ancora rassegnati all'idea che il mondo dell'editoria non abbia più niente da dire.
Bando ai sani principi, veniamo alla ciccia. Per l'occasione, e mi duole, ho ritoccato il prezzo de Lo stregone, anche se di pochi spiccioli. Da oggi lo trovate in vendita a 10 euro sul mio sito e tra qualche giorno nei punti vendita convenzionati.
Quindi affrettatevi ad acquistare le ultime copie rimaste in giro della vecchia versione, perchè a breve andrà in soffitta e sarete costretti a contribuire non più alle tasche del sottoscritto ma a quelle di Eleusi.
Per carità,forse ci sarà anche qualche intrepido autore pronto a sperare nella seconda ipotesi. Si sa, mai disperare a questo mondo, e poi chissà... ;)

p.s. ah, dimenticavo! www.eleusiedizioni.it per tutti i particolari...