martedì 29 maggio 2012

San Bevignate, il santo fantoccio di Perugia



Me l'hanno chiesto in tanti.

Perché Francesco sì e gli altri no? Perché Francesco d'Assisi ha una fama mondiale e ad altri 'santi' sono toccate le briciole?
In realtà, almeno all'inizio, non era così. E guai a credere che ai quei santoni di campagna capaci di fare presa solo su porzioni striminzite della società sia toccato l'oblio.

Mi gusta ripercorrere la storia di uno di essi; una storia tanto paradossale per dimostrare che, al contrario di quello a cui crediamo noi oggi, i santi medievali più erano provinciali e più erano venerati.
San Bevignate di Perugia è un caso lampante. La Chiesa cattolica non lo ha mai riconosciuto né mai lo ha elevato alla gloria degli altari. Al contrario, il consiglio dei Priori il 22 aprile 1463 lo canonizzò per la gioia dei devoti perugini e ne decretò la festa il giorno della sua (presunta!) morte, il 14 maggio del 500 d.C..

San Bevignate era tanto adorato nelle campagne attorno a Perugia che in suo onore fu edificata lontano dalle mura pure una chiesa, poi divenuta dal 1325 un presidio monastico dell'ordine Templare.
Ma cos'aveva fatto questo Bevignate di così importante?
Sulla sua fama si addensano i sospetti, non esistono leggende medievali sul suo conto [unico santo perugino a non averne una] e solo il rapsodo di agiografie Ludovico Iacobilli nel Seicento ce ne parla, dicendo che era di origini tedesche e che ritiratosi per anni nelle selve aveva resuscitato un bambino azzannato da un lupo.
"Essendo agricoltore de' campi, tocco dallo Spirito Santo, si dispose abandonar'il Mondo, e quanto in esso possedeva, e preso l'habito monacale in un'osservante Monastero de' monaci, che portavano tonaca di panno di lana bianca, e la cintura di corame turchino; come rappresenta la sua antica immagine [possiamo solo immaginarcela con la fantasia!, n.d.a.]; e poi, ottenuta licenza dal suo superiore, andò a far vita solitaria in una selva appresso Perugia, ove visse molti anni in aspra penitenza, e si esercitò nell'oratione, e nelle divine contemplazioni." (Vol. I, p. 502)
Bevignate di sicuro era uno di quei mezzi sciamani venerati nei boschi medievali che i cittadini ricchi del Comune snobbavano. Uno sciamano barbaro, il cui culto non a caso fu riconosciuto dai Priori perugini solo al termine del MedioEvo, a metà del Quattrocento, quando le città italiane si erano inurbate di contadini e la sua devozione faceva comodo per implementare il senso di appartenenza alla città.

Lo dimostra la Lezenda del frate penitente Raniero Fasani, il quale per farsi pubblicità tra i popolani e per vedersi riconosciuta la sua compagnia di flagellanti ne attribuì la fondazione al popolarissimo san Bevignate [che poco o nulla poteva saperne dei penitenziali, essendo vissuto alla caduta dell'Impero romano!].

Nella Lezenda bolognese, al contrario, si diceva che quel mezzo imbroglione di frater Raynerius Faxanus de Peruxio avesse ricevuto l'apparizione della Madonna piangente e di san Bevignate.

Bevignate nella visione gli avrebbe detto che benediceva il suo movimento di flagellanti perché grazie alla loro dolorosa espiazione la Madonna non avrebbe più versato lacrime... Fasani, che tra l'altro già aveva passato un bel guaio per via di un terreno edificabile a Porta Sole [1], si fece così investire dal più oscuro e adorato dei santi perugini: san Bevignate.

Bevignate, "il santo misterioso di Perugia", così lo chiamò il medievista André Vauchez.

La sua vicenda ci aiuta bene a capire come si faceva la politica nei secoli bui, e soprattutto quanto la politica dei 'secoli bui' poco abbia da invidiare ai nostri.


Bibliografia e Note----- Gli studi più approfonditi su san Bevignate sono stati condotti dal francescano Ugolino Nicolini, il quale però ritiene che san Bevignate sia vissuto nel 1200 e sostiene, senza grandi prove, che l'agiografo Ludovico Iacobilli si sbagliasse a raccontare che fosse un barbaro tedesco vissuto nel V secolo dopo Cristo.

Cfr. Nicolini, Le canonizzazioni facili del Comune di Perugia in Templari e ospitalieri in Italia : la Chiesa di San Bevignate a Perugia, Milano 1987.

Cfr. Nicolini, Bevignate e Raniero Fasani in Settimo centenario della morte di Raniero Fasani : atti del Convegno storico, Perugia, 7 e 8 dicembre 1981.

[1] Il contratto fu stipulato nel 1262 per la concessione di un 'casalino' (un'area edificabile) sita poco fuori Porta Sole. L'atto aveva la durata di 29 anni, i contraenti erano Fasani stesso e l'arciprete Accorsetto, il quale agiva per conto del Capitolo di Perugia. Nel contratto era espressamente vietato di destinare l'area a luogo di culto, cosa che puntualmente Fasani fece venendo sanzionato nel 1266.
Cfr. Nicolini, Bevignate e Raniero Fasani (...), pp. 116-117.

Immagini-----

Fig. 1, affresco in San Bevignate raffigurante un corteo di flagellanti; la pittura è grezza, improntata alla più retorica austerità. Fine del XIII secolo.

Fig. 2, bel capitello istoriato con fiordaliso sul portale della massiccia chiesa contadina di san Bevignate, eretta su uno dei declivi di Perugia a partire dal 1256 approfittando del culto tributato al santo villano.