giovedì 15 agosto 2013

San Francesco e l'epurazione dei frati dissidenti


Giovanni da Campello:
alzi la mano chi ne ha mai sentito parlare.

Fu il quarto frate che si aggregò a Francesco, aderendo ad un progetto di vita rivoluzionario; sul suo conto le fonti francescane sono così sprezzanti da incuriosirci, una volta tanto!

Dopo aver tratteggiato i profili serafici dei primi tre frati (Bernardo da Quintavalle, Pietro Cattani, Egidio) ecco spuntare la pecora nera che non ti aspetti: Giovanni da Campello o della Cappella. La storia riprovevole di questo frate è contenuta in una manciata di frammenti, in apparenza slegati uno dall'altro. Leggiamo il primo*.

"[...] E come un de' dodici apostoli, il quale si chiamò Iuda Scariotto, apostatò dello apostolato, tradendo Cristo, e impiccossi se medesimo per la gola; così uno de' dodici compagni di santo Francesco, ch'ebbe nome frate Giovanni dalla Cappella, apostatò e finalmente s'impiccò se medesimo per la gola. E questo agli eletti è grande esempio e materia di umiltà e di timore, considerando che nessuno è certo perseverare infino alla fine nella grazia di Dio."
(Incipit dei Fioretti, ff 1826)

Che dire? Sembra quasi che l'anonimo autore dei Fioretti abbia scritto un monito contro i frati traditori. Ma qual era il vero 'peccato' di frate Giovanni?
Sempre i Fioretti, che in genere sono così generosi nel regalare aneddoti stucchevoli, ci tramandano una profezia di Francesco che ha dell'inquietante.

"Sicuramente, come santo Francesco conoscesse li difetti de' frati suoi, sì si comprendé chiaramente in frate Elia, il quale spesse volte riprendea dalla sua superbia [Elia non a caso sarà scomunicato nel 1240!]; e in frate Giovanni della Cappella, al quale egli predisse che si dovea impiccare per la gola se medesimo [...]" (ff 1865)

Immaginare il poverello serafico predire una cosa del genere ad un suo compagno con la freddezza di una Pizia è un po' inverosimile.
Un testimone oculare, frate Giordano da Giano, nella sua Cronaca ci aiuta a capire qualcosa di più su questa storia torbida.

[Francesco è in Egitto a predicare il Vangelo, quando un'indovina predice ai frati che la fraternitas in sua assenza si sta sfaldando.]

"Ritornate! Ritornate! perché per l'assenza di frate Francesco l'Ordine è turbato, si divide e si disperde. E questo rispondeva a verità. [...] Così anche frate Giovanni da Campello, raccolto un gran numero di lebbrosi, di uomini e di donne, uscì dall'Ordine e volle farsi fondatore di un nuovo Ordine; stese una regola e per farla approvare si presentò con i suoi seguaci alla Sede apostolica. [...] Il beato Francesco, presi con sé frate Elia, frate Pietro Cattani e frate Cesario [...] e altri frati, se ne tornò in Italia. E qui, dopo aver capito più a fondo le cause dei disordini, non si recò dagli agitatori, ma dal signor papa Onorio. [...] Avendo dunque riferito al Signore di Ostia, suo papa [il cardinale Ugolino, protettore di Francesco], le cause del suo turbamento, egli immediatamente revocò la lettera a frate Filippo, e frate Giovanni con i suoi fu vergognosamente espulso dalla Curia. E così, con il favore di Dio, i turbolenti furono subito calmati e il beato Francesco ristrutturò l'Ordine secondo i suoi ordinamenti."
(ff 2335-2337)

Quando il gatto non c'è i topi ballano, viene da dire.
Viene anche il dubbio che la scomunica di frate Giovanni e la sua impiccagione fossero due eventi correlati. Di più, consequenziali.

Certo Francesco sapeva bene come si reprime il dissenso, forte di amicizie influenti contro cui delle scalcinate comunità di lebbrosi niente potevano. Di più sul conto del misero frate Giovanni non si può dire, troppo lacunose le fonti in nostro possesso.

Ciò non toglie che sarebbe molto gustoso immaginare un film sul Poverello serafico che inizi proprio da qui, dall'impiccagione di Giovanni della Cappella.

Accantoniamo i sogni e pensiamo alla cruda realtà!


*Tutti i passi citati, ed ancora altro materiale, sono riportati nel saggio Le stimmate dello Sciamano, Eleusi 2010, pp. 183-188.