lunedì 30 settembre 2013

Una guardia armata per il Povero di Dio.
Riflessioni intorno ad un affresco
dalla chiesa di San Fortunato a Todi.


San Francesco aveva la 'scorta'?

Qualcuno penserà che sia una domanda assurda, fuori luogo.
Eppure un leader carismatico come lui, capace di mandare in delirio la folla con le sue prediche, doveva pur averne una.


Le fonti in nostro possesso, sempre abbottonatissime, ogni tanto lasciano filtrare qualche indizio. Leggete bene.

"Una volta si doveva tenere il Capitolo presso Santa Maria della Porziuncola. Mentre era imminente il tempo fissato, il popolo di Assisi osservò che non vi era un'abitazione adatta e, all'insaputa dell'uomo di Dio assente in quel periodo, costruì una casa per il Capitolo, nel minor tempo possibile. Quando il padre ritornò, guardò con meraviglia quella casa e ne fu molto amareggiato e addolorato. Subito, per primo, si accinse ad abbatterla. Salì sul tetto e con mano vigorosa rovesciò lastre e tegole. Pure ai frati comandò di salire e di togliere del tutto quel mostro contrario alla povertà. [...]

E avrebbe demolito dalle fondamenta la casa, se i soldati presenti non si fossero opposti al fervore del suo spirito, dichiarando che apparteneva non ai frati, ma al Comune.
" (ff 643)

Di aneddoti così nella Vita Seconda di Tommaso da Celano ce ne sono a bizzeffe, anche più comici.

Ma chi sono i cavalieri di cui si parla alla fine?
Il Capitolo della Porziuncola del 1221 fu un evento colossale che mobilitò qualcosa come tremila frati da tutte le province. Considerando pure il calore con cui gli assisani seguivano sempre le gesta del loro beniamino, è facile pensare che attorno alla Porziuncola in quei giorni ci fosse qualche problemuccio di ordine pubblico.

Il Comune di Assisi sembra gli perdonò la scenata delle tegole.
Specie perché gli assisani avevano il terrore, quando Francesco era in punto di morte, di lasciarsi sfuggire la reliquia di serie A, quell'unghia di Padreterno a cui brindano ancora oggi i ristoratori di Assisi.
Leggete questa.

"Mentre Francesco, pieno di malattie e quasi prossimo a morire, si trovava nel luogo di Nocera, il popolo di Assisi mandò una solenne deputazione a prenderlo per non lasciare ad altri la gloria di possedere il corpo dell'uomo di Dio. I cavalieri, che lo trasportavano a cavallo con molta devozione, raggiunsero la poverissima borgata di Satriano [...]" (ff 665)

C'è da chiedersi quante altre volte il Comune di Assisi avrà sborsato soldi per assicurare la scorta al Povero di Dio.

Le fonti, come al solito, non ci concedono altro.
Ma vedere i soldati che presidiavano il corpo di Francesco morente per non farselo rubare è più facile di quanto non si creda.

Basta andare al Tempio di San Fortunato di Todi dove, in una cappella laterale che ospita affreschi del Trecento, si è conservata proprio questa scena [vedi sopra].

Quindi i poveri possono avere un trattamento esclusivo come i VIP?
Ebbene sì. Purché siano anche santi...