venerdì 21 marzo 2014

Mostri cristiani: unaTrinità tricefala alla Biblioteca Augusta di Perugia...

Fa sempre comodo avere un bibliofilo per amico.

Riccardo Strappaghetti, il bibliofilo in questione, mi ha suggerito un'altra traccia preziosa per ricomporre il mosaico della superstizione popolare in Umbria...


In un libro sulle Memorie storiche di Corciano, stampato nel 1902, a pagina 100 si fa menzione di una tipica chiesetta del contado che insisteva sulla strada per Magione, con una pittura devozionale alquanto 'bizzarra' al suo interno.

"Altra chiesa di Santa Maria in Via, sulla strada provinciale per Magione, vocabolo Terraioli, che ora non esiste più. Era grande e vi si osservavano pitture molto antiche e, fra le altre, una in cui era la Trinità, bizzarramente espressa, in una sola testa con tre facc(i)e, simile a quella che può vedersi in un codice dantesco, del secolo XIV, esistente nella Biblioteca Comunale di Perugia."


La curiosità era tanta: sono andato subito a cercarmela, questa Trinità mostruosa a quattro occhi!

Il codice è certamente uno dei più preziosi rimasti alla Biblioteca Augusta di Perugia dopo le spoliazioni pontificie. La miniatura raffigura l'ingresso di Dante in Paradiso, accompagnato da Beatrice, la quale gli consente la visione dell'Eterno...


Su un fondo oro raffinatissimo, con un complesso intrico floreale, svetta questa testa a tre facce incorniciata in una sfera celeste.

Come avevo già spiegato nel mio libro sul culto proibito della Dèa, raffigurazioni di questo genere furono popolarissime per tutto il MedioEvo e incentivate dalla Chiesa, perché consentivano di mostrare Dio in una veste paganeggiante molto familiare al volgo che serbava memoria delle antiche divinità bifronti e trifronti.

Quando Lutero accusò i cattolici italiani di superstizione e idolatria, il Concilio Tridentino corse ai ripari cancellando la maggior parte di queste pitture. Ad oggi poche sono sopravvissute fino a noi. Così certo non è stato per l'immagine della Chiesa di Santa Maria in Via, demolita poco prima che il libro sulle Memorie Storiche di Corciano la menzionasse.

Che dire di più?

Grazie a Riccardo per avermi consentito di fare questa piccola -e inaspettata- scoperta...

domenica 9 marzo 2014

Laverna, l'oscura dèa senza corpo

La bibliofilia ha numerosi imprevisti.

Spulciando tra i libri antichi si possono sviluppare irritanti allergie alla polvere. E poi, ci si può far venire il dubbio che la storia non sia andata esattamente come le Istituzioni ce la insegnano.

Padre Salvatore Vitale, un erudito francescano del Seicento, ci racconta in un librone devozionale la vera storia antica della Verna, l'eremo in cui Francesco d'Assisi prese le stimmate. A spulciare il suo tomo sul Monte Sacro tra i libri del fondo antico della Biblioteca Comunale di Arezzo bisogna essere proprio amanti delle polveri. Ma leggete bene prima di giudicare...

Della causa perché questo Sacro Monte fu chiamato Laverna.
Questo sacro Monte, per tradizione di memoria antichissima si sa, e per molti Autori, che fu nominato Laverna per un Tempio di Laverna, Dea gentilica di ladroni quivi edificato, e frequentato da molti crassatori e ladri che stavano dentro al folto bosco che lo veste; e spesse, profonde ed orrende caverne e burroni, dove sicuri dimoravano per spogliare e predare li viandanti...


Se non fosse per questo paragrafetto, che ci svela una tradizione che ancora ai primi del '600 era nota, noi oggi dovremmo affidarci alle congetture stando attenti a non farci suggestionare troppo dalle interpretazioni per non incorrere nelle reprimenda di qualche accademico parruccone.

Laverna era l'antichissima dèa italica dell'ombra e della morte; così oscura che i suoi templi erano proprio le grotte, dove spesso trovavano rifugio pastori o malfattori. Nel mondo romano, Laverna fu presto associata ai ladri di cui divenne la protettrice, perdendo i suoi attributi di dèa ctonia dell'Oltretomba.

Ancora oggi al santuario francescano della Verna è possibile scorgere quello che doveva essere il tempio primitivo della dèa Laverna, il Sasso Spicco, trasformato nella Grotta dell'Angelo dalla 'bonifica' francescana
[vedi a lato].
Ben prima del nostro stregone prediletto, questo sito era visitato da altri pellegrini, i devoti a Laverna che scendevano nei recessi della gola in cerca di protezione.

In un'ottica revisionista, nemmeno troppo ardita, possiamo dire che san Francesco si appropriò dei suoi devoti scendendo una seconda volta agli Inferi.

P.s. Se la storia t'incuriosisce, a questo link troverai il saggio che dedicai tempo fa all'argomento...