giovedì 3 agosto 2017

Un adoratore del Sole braccato dall'Inquisizione - Lo strano caso del beato Pietro...



Fraticelli, Spirituali, mistici deviati.

L'Inquisizione era costretta a fare gli straordinari per tenere sotto controllo tutti questi matti, che in Umbria* andavano in giro vestiti di stracci e millantavano poteri sovrumani!

Quando non si trovava il modo di metterli a tacere, l'extrema ratio era farli santi. Quantomeno beati.

Uno di questi eretici mancati è sopravvissuto con la sua iconografia ambigua alla chiesa dei santi Severo e Agata, un gioiellino medievale a Perugia incastonato in via dei Priori...


L'uomo che qui siamo venuti a cercare è Pietro Crisci da Foligno.

Il suo ex-voto si trova sulla parete sinistra, a fianco dell'altare.
Pietro gode dello spazio in condominio con i due santi titolari della chiesa: Agata e Severo.

A cosa si deve tanto onore?
Il beato Pietro non era morto da troppo tempo († 1323) quando il suo ritratto fu collocato -intorno alla metà del Trecento- a fianco dei due leggendari martiri romani: osserviamolo da vicino.

Cos'è quell'omiciattolo nell'angolo in alto a destra che Pietro sembra invocare?



Pare che il beato Pietro fosse un adoratore del Sole: rimaneva lungamente a pregarlo senza rimanerne abbagliato!
Questo almeno è ciò che narra la sua agiografia...

« [...] postosi a rimirare i vivi raggi del Sole, fuori d'ogn'ordine fissava in quello immobilmente e senza offesa, né abbagliamento alcuno lo sguardo »

« [...] tanto prolungava avanti al Sole esposto la sua oratione, che mille volte, il che non si dice per iperbole, effettivamente si inginocchiava lodando il buon Giesù, che quivi Pietro vedeva e adorava**. »

Subito dopo la sua morte, fu elevato alla gloria degli altari a furor di popolo, malgrado le sue pratiche ascetiche solitarie insospettissero non poco l'Inquisizione che lo aveva già sottoposto a ben due interrogatori, prima a Foligno poi a Spoleto.

« I figli del diavolo cominciarono a sobillare l'inquisitore, con subdole e maligne parole [...]
Quando l'inquisitore li sentì, dispose di inviarlo a Spoleto, affinché fosse nuovamente esaminato e, se lo avesse trovato in errore, avrebbe proceduto contro di lui come contro un eretico
**. »

Perché mai un "nobile e ricco de' beni di fortuna" come Pietro, all'improvviso si era infilato in un sacco bianco praticandovi dei buchi, e si era messo a pregare il Sole?

Un altro indizio sulla grande popolarità di cui godeva il beato Pietro, si trova in una delle chiese più interessanti del contado folignate: Santa Maria in campis.
La chiesa sorge su un'antica area di sepoltura; la tradizione funeraria si è conservata nei secoli perché oggi questa è la chiesa del cimitero di Foligno...



Rimaneggiata più volte, la chiesa -di fondazione benedettina- è un piccolo museo di pittura tardo-medievale.

Superata la porticina di sinistra, troviamo subito schiacciato nell'angolo un ex-voto deteriorato ma molto eloquente, a ridosso della Madonna in maestà con san Pietro.

Il nostro ricercato sembra disinteressarsi a ciò che gli sta intorno, ed è ritratto sempre nella medesima posa che tanto piaceva ai suoi devoti coloni: in adorazione del Sole.




Com'è possibile che la Chiesa abbia incentivato un culto solare che non si fondava sulle Scritture, ma su reminiscenze vagamente pagane?

Semplice: l'idea che abbiamo oggi dell'Inquisizione è troppo integralista.

Il tribunale non si abbatteva indiscriminatamente contro tutti: una cosa erano gli stregoni di campagna che praticavano incantamenti in modo clandestino, e i pretastri del sottobosco clericale.

Discorso diverso per quei (pochi) eretici -che spesso erano anche ricchi possidenti- i quali riuscivano ad ottenere un vasto consenso popolare.

Con loro la Chiesa trattava. E se erano collaborativi, potevano perfino aspirare alla gloria degli altari!

Il consenso accumulato a Foligno e dintorni dal beato Pietro era tale che il Comune proclamò festa grande per il giorno della sua morte (dies natalis).
La sua fama in Umbria bastava a chiudere un occhio su astrusi dettagli teologici:

« [...] entro la prima metà del Trecento il suo dies natalis veniva inserito nel novero delle festività che il Comune considerava Custodiendae, ovvero di eminente carattere pubblico tanto da prevedervi la sospensione di ogni attività giurisdizionale del podestà, del Capitano del popolo e di tutti gli officiali comunali. »

« Non basta, perché fu stabilito per legge straordinaria che, nello stesso giorno e anniversario, ciascuno nel contado di Foligno dovesse astenersi dalle opere servili, stando al vecchio statuto municipale della città di Foligno redatto nel secolo XIV, dove sotto la rubrica "Le festività da rispettare", si registra la festa di san Pietro da Foligno***. »


Note al testo ---

* L'illustre professor Gioacchino Volpe agli inizi del secolo scorso scriveva che « l'Umbria era terra fertile per simili erbacce » e li definiva come « la varia figliolanza più o meno degenere del Santo d'Assisi ».
Cfr. Volpe, Ultimi bagliori nell'Umbria al principio del XIV secolo in Movimenti religiosi e sette ereticali, Sansoni, Firenze 1971, pp. 200-204.

** Cfr. Nicolò Barnabò, Vita del Beato Pietro Cresci da Foligno, in Foligno, 1626
in Pietro Crisci : beato, confessore, compatrono di Foligno, Diocesi di Foligno, 2010.

*** Cfr. Mario Sensi in Pietro Crisci: beato, confessore..., Op. cit., pp. 33 e 106.


Un approfondimento sull'Umbria ereticale ---

Isabella Gagliardi anni fa in un saggio sull'argomento, spiegava bene questa tolleranza della Chiesa in Umbria verso alcuni eretici:

« La Chiesa tollerò sia Pietro Crisci sia Tommasuccio [un profeta apocalittico francescano che visse nello stesso periodo, n.d.a.], altro rigido credente originario di Foligno, suo malgrado.
Li tollerò perché il popolo li venerava e ravvisava in loro due santi cittadini, due grandi e potenti intercessori presso Dio. Li tollerò perché l'Umbria era percorsa da tensioni spirituali fortissime e l'ansia di purificazione e di rinnovamento era sempre sul punto di esplodere e di conformarsi in maniera "illegittima"
. »

Cfr. Gagliardi, Pazzi per Cristo: santa follia e mistica della Croce in Italia centrale, Protagon editori toscani, 1997, p. 169.

domenica 9 luglio 2017

Benedetta clausura: un terribile fatto di sangue secondo frate Tommaso.



Chi ha detto che le fonti francescane sono solo zeppe di aneddoti retorici e zuccherosi?

Il frate inglese Tommaso da Eccleston nella sua cronaca De adventu fratrum minorum in Angliam* ci racconta un orribile delitto passionale consumatosi nella cattedrale di Chichester: vittima la sorella** di un frate che aveva fatto voto di castità, e non voleva cedere alle brame di un corteggiatore...

« Venne poi in Inghilterra, con frate Aimone, frate Guglielmo da Colville, il vecchio, uomo semplice e di straordinaria carità: la sorella di lui fu più tardi crudelmente strangolata nella cattedrale di Chichelster per la difesa della sua verginità.

Infatti un giovane, colpito dalla sua bellezza, aveva per lungo tempo bramato di incontrarla da sola e di sedurla; non riuscendo in nessun modo a piegarla al suo desiderio, dimostrò quanto l’amore carnale è malvagio, sgozzandola in chiesa. » (ff 2455)

Questo delitto passionale pare non fosse un caso isolato.

Frate Filippo Longo aveva richiesto alla Santa Sede di scomunicare quanti osavano importunare le Povere Donne, per creare un cuscinetto protettivo contro i molestatori.

Ma secondo la testimonianza di Giordano da Giano quel provvedimento fu revocato su ordine di Francesco, il quale non voleva creare corsie preferenziali per il movimento di Chiara...

« [...] frate Filippo, che aveva la cura delle povere signore, contro la volontà del beato Francesco, il quale preferiva vincere le avversità con l'umiltà che con l'autorità della legge, aveva richiesto e ottenuto dalla Sede apostolica una lettera nella quale era autorizzato a difendere le signore e a scomunicare quanti le infastidivano. » (ff 2335)

Chiara si rese presto conto di come l'unico modo per evitare scandali fosse la clausura preventiva, dotando le suore di un buon numero di lucchetti.
La santa nella sua Regola*** ci teneva a sottolinearlo...

« La porta sia ben chiusa da due differenti serrature in ferro, da battenti e spranghe, affinché specialmente di notte, venga chiusa con due chiavi, una delle quali la tenga la portinaia, l'altra l'abbadessa. E di giorno non si lasci mai senza custodia e sia saldamente chiusa con una chiave.

Badino, poi, con ogni diligenza e procurino che la porta non stia mai aperta [...]
Né si apra affatto a chi voglia entrare, ma solo a chi sia stato concesso dal sommo pontefice o dal nostro signor cardinale
. »
(ff 2813)

Che vitaccia per le povere Donne di Chiara!


Nota sull'immagine in apertura ---

Un religioso tenta di sedurre una donna che si schernisce da lui,
e poi l'accoltella!
Miniatura tratta da un codice del Decretum Gratiani, Bibliothéque nationale di Parigi, Ms. lat. 3893, f. 204v.

Cfr. Anthony Melnikas, The corpus of the miniatures in the manuscripts of Decretum Gratiani, Studia Gratiana, Rome, 1975.


Note al testo ---

* La Cronaca di Tommaso da Eccleston narra le traversie occorse ai frati per insediarsi in Inghilterra.
Talvolta nel testo sono presenti Aggiunte interessanti ben al di là della storia locale del movimento, come la testimonianza indiretta di frate Rufino sulla mostruosa apparizione del Serafino
(vedi il post I funghi e le stimmate).

** L'autore del testo non chiarisce se la vittima fosse una terziaria francescana, cioè una seguace laica, o una di quelle vergini seguaci di Chiara di cui si parla anche nella Legenda Trium Sociorum:

« Non erano soltanto gli uomini a convertirsi, ma anche molte vergini e vedove, toccate dalla predicazione dei frati e seguendo il loro consiglio, si rinchiudevano a fare penitenza nei monasteri organizzati nelle loro città e paesi. » (ff 1472).

*** Nella Regola, Chiara teneva particolarmente a sottolineare che la portinaia dovesse essere « di età conveniente », per evitare maldicenze sulla reputazione delle Sorelle!

Cfr. Regola di santa Chiara, Capitolo XI. Della custodia della clausura (ff 2812).


Nota sulla traduzione ---

Per i brani qui citati, seguo sempre le Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova 2004.

--- Vai al post correlato: San Francesco e quella lettera contro gli stupri poco gradita...

giovedì 25 maggio 2017

Il feticcio inchiodato --- indagine sul mito di Santa Rita.


Oggi per raccontare la mia ultima "fatica" editoriale, vi propongo un gioco di antropologia visuale.

In sequenza troverete due immagini.
La prima è il celebre ritratto di Santa Rita, realizzato nel 1457 sulla cassa funebre da un anonimo pittore tardo-gotico:
Rita si erge brandendo la famosa spina del crocefisso, che ha appena estratto dalla sua fronte.

Nel dipinto Rita non figura cinta dalla classica aureola, ma è incoronata da una curiosa raggiera a forma di spine...


La seconda immagine che voglio mostrarvi, è una foto che ho scattato in un mercato antiquario tenutosi qui a Perugia qualche mese fa, dove c'era un espositore con una statuetta africana molto particolare: un feticcio inchiodato!

Idoli di questo tipo venivano ancora usati nei primi decenni del '900 con funzione apotropaica e terapeutica: lo stregone inchiodava la statuetta tante volte quante erano le persone che necessitavano di guarigioni.

Tutti i chiodi -eccetto uno- sono avvolti con una corda che il feticcio stringe con la mano destra.
Nell'immaginario magico primitivo, i devoti sanno che il feticcio non si dimenticherà di estrarre nemmeno uno dei loro chiodi.

Nota. Lo stregone ha conficcato il chiodo più importante -quello che non è legato alla corda- nella testa del feticcio...



Questo accostamento tra Rita e il feticcio vi lascia perplessi?

Andiamo per gradi. Le agiografie traducono spesso in forma di narrazione mitologica delle usanze di origine stregonesca.

Secondo gli agiografi, una spina del Crocefisso si sarebbe infissa sulla fronte di Rita mentre la beata era raccolta in preghiera...

« Ritiratasi per tanto nella sua Cella, e gettatasi a' piedi d'un Crocifisso [...] con amare lagrime cominciò a supplicarlo che le comunicasse almeno una particella delle sue pene.
Incontinente con miracolo singolare una Spina della Corona di Christo le ferì di tal forte la fronte, che fino alla morte vi rimase impressa insanabilmente
»



Questo prodigio era documentato anche nel frontespizio della Vita scritta dal frate Agostino Cavallucci nel 1610: Rita osserva attonita il Crocefisso che si anima e la trafigge.



Secondo Cavallucci, il corpicino di Rita è segnato fin dalla nascita, quando nella culla la piccola santa riceve la visita pungente di alcune api...

« La leggenda già allora si era impossessata del dato storico e vi aggiungeva che le api entravano e uscivano dalla boccuccia della bambina come se fosse diventata un bugno*. »



In un altro dipinto del Seicento di mano anonima conservato nel Santuario casciano, la boccuccia della neonata si trasforma in una ferritoia da cui le api entrano ed escono.



Questa investitura magica trasforma Rita nella santa delle spine.

In punto di morte, la Santa compie il prodigio di far fiorire una rosa nel proprio orticello in pieno inverno e chiede ad una parente di andare a coglierla...

« [...] voleva una rosa del suo orto, però vicino a casa sua in Rocca Porena haveva Rita un'horticello, da se stessa accomodato, dove erano alcune piante di Rose.
A si fatta dimanda quasi fra se stessa sorrise la sua parente, essendo in quel tempo il mese di Gennaro, e più presto giudicò che Rita vaneggiasse per il gran male


[...] arrivata che fu alla Rocca Porena, e riguardando a caso nell'Orticello di Rita, vidde nel mezzo del Rosaio miracolosamente una fresca e colorita Rosa, alla cui vista subbito si ricordò della domanda che Rita il giorno avanti le haveva fatta, e tutt'ammirata colse l'odorata e colorita rosa** »

I devoti ritiani ancora oggi associano ai poteri della santa le rose, abbandonate sullo Scoglio di Roccaporena per invocare la protezione e le guarigioni della Santa degli impossibili!


Come ho detto sopra, le agiografie spesso traducono delle antiche usanze in narrazioni fantastiche.

Secondo il Breve Racconto, Rita si era addirittura cucita le spine nella veste per esserne trafitta ogni volta che si muoveva...

« [...] dentro alla tonaca haveva cucite alcune acutissime spine, che nel muoversi la trafiggevano »



Da dove vengono tutte queste spine?
Perché per i devoti era così importante associare le spine alla santa, addirittura vedere il suo corpo trafitto?

L'antropologo Henri Gaidoz in uno studio di fine Ottocento sulle analogie tra devozione cristiana e stregoneria africana, ci fornisce un indizio prezioso, raccontando dell'usanza in molti paesi francesi di configgere le statue dei Santi con degli spilli.

I fedeli trasferivano così il proprio dolore, in modo che il santo lo assorbisse e si ricordasse di estrarre gli spilli.

Tra i tanti aneddoti, Gaidoz narra anche la disavventura occorsa ad un ragazzo bretone non troppo furbo: Jean le Diot***...

« Jean le Diot [l'Idiota] aveva rotto la statua di san Mirli molto venerato in paese e la cui festa avrebbe avuto luogo l'indomani. Per tener segreta la cosa, sua madre convince Jean a prendere il posto del santo. Ella si recò di prima mattina alla cappella, mise addosso al ragazzo una lunga tunica bianca e lo fece mettere in ginocchio nella nicchia del santo, raccomandandogli di non muoversi. L'uso era, durante i pellegrinaggi a San Mirli, d'infilzare degli spilli nel ginocchio della statua nel pronunciare il proprio voto.

Le donne andarono a inginocchiarsi davanti alla statua dicendo: "benedetto san Mirli, fate che la mia casa venga preservata da ogni male!" I primi spilli non fecero che sfiorare la pelle di Jean le Diot ed egli non si mosse: altri invece lo punsero a sangue ma si limitò a mormorare "Ah! Vecchia strega!" .
Alla fine una donna gli conficcò uno spillo così a fondo che egli emise un grido, fece un balzo fin sopra la testa della vecchia atterrita e fuggì via, mentre nella cappella tutti gridavano:
"Oh! Il nostro san Mirli se ne scappa!"
»

In realtà, inchiodare le sacre raffigurazioni era una pratica estesa ben al di là dei villaggi francesi!

L'antropologo perugino Giuseppe Bellucci nel suo saggio
I chiodi nell'etnografia antica e contemporanea, ci racconta qualcosa in più sull'inchiodatura delle statue nei luoghi sacri.


Bellucci narra in particolare di un crocefisso e di due cuscini guarniti di spilli ai suoi piedi...

« A Lovanio, nella chiesa di S. Pietro, si venera un Cristo di grandezza naturale, scolpito in legno nero, vestito con un lungo abito di velluto rosso listato in oro.
[...] Ai piedi del Cristo vengono collocati due guanciali, copiosamente guarniti di spilli, uno coperto di seta gialla, l'altro di seta rossa, sui quali stanno impresse le parole: Ave Iesus.

- Una singolare iscrizione in fiammingo ed in francese dice:
si prega di non configgere spilli nella veste!
»

Se volete indagare i feticci inchiodati e il culto primitivo di santa Rita, non mi resta che augurarvi una buona lettura!



Note al testo ---

* Il brano è tratto da un opuscolo devozionale, l'Album santa Rita a cura del Monastero di S. Rita, Roma 1969, p. 34.

**L'episodio della rosa fiorita è narrato dal primo e più importante agiografo di santa Rita, il frate agostiniano Agostino Cavallucci in Vita della B. Rita da Cassia, in Siena, 1610, p. 97.

***Si tratta di un racconto che Gaidoz riprende dal contemporaneo Paul Sebillot, Contes populaires de la Haute-Bretagne, Paris 1880.

Altre Opere citate ---

Breue racconto della vita e miracoli della b. Rita da Cascia,
in Roma, 1628.

Giuseppe Bellucci, I chiodi nell'etnografia antica e contemporanea, Perugia, 1919, p. 161.

Henri Gaidoz, Deux parallèles: Rome et Congo in Revue de l'Histoire des Religions, Paris, 1883.

Nota alle immagini ---

I dipinti citati che narrano le Storie della beata Rita si trovano riportati assieme ad altri in
_ Pietro Amato, Mario Bergamo, Toti Carpentieri, Breve racconto della vita e dei miracoli della beata Rita: dipinti del 17. secolo del Monastero di Santa Rita da Cascia, Cascia, Chiesa di S. Francesco d'Assisi, 21 maggio-18 luglio 1993.

Un approfondimento consigliato ---

Sul Bellucci vedi anche il post Il sacro serpaio: i sacerdoti di Cerere e gli stregoni ciarlatani dell'Umbria dove accenno ad un'altra sua pregevole pubblicazione sugli amuleti e il feticismo.