martedì 5 dicembre 2017

In nome di Ecate: i roghi alle porte e le penne degli uccelli.



C'è un legame strettissimo tra le penne degli uccelli e le pene degli uomini: vi sembra assurdo?

A Perugia una vecchia superstizione prescriveva di bruciare a notte fonda i cuscini, se avevate il sospetto che una megera vi avesse scagliato contro una fattura!

Le zone in cui si consumavano questi riti per togliere il malocchio erano due famosi crocicchi: i Tre Archi al quadrivio di Santa Croce e soprattutto, nella zona opposta della città, l’oscura Porta Trasimena detta anticamente della Luna.

« Il "Quadrivio” di porta Trasimena [era] tradizionalmente considerato un luogo infausto perché qui venivano bruciate le “piume affatturate” dei cuscini, sprigionando i malefici che vi erano rappresi*. »



Questo luogo della città pare avesse una fama più che sinistra.

Posta nella direzione del lago Trasimeno, a questa porta nelle matricole medievali si trova associato il colore blu**, forse per indicare le acque lacustri o forse perché qui il sole tramontava, e al giorno seguiva la notte, come ci suggerisce il bassorilievo di una mezza luna scolpito a destra della chiave di volta...



Anche la via che conduce a questa zona dal corso principale si chiama via della Luna, ed indica nella toponomastica una contrapposizione semantica tra le due parti della città.




La porta Trasimena si trova infatti nell'urbanistica perugina opposta a porta Sole, il punto più ad est della città antica da cui proveniva la luce del sole mattutino.

« La porta che guardava ad Ovest prendeva nome dalla Luna. E non poteva essere altrimenti: se la porta del Sole guardava ad Est, in direzione del Sole, la porta della Luna non poteva che essere situata dal lato opposto; di conseguenza la porta della Luna era in stretta relazione con la lunare pars hostilis, e qualcuno, in tempi passati, sembra che abbia voluto sottolineare questa sua caratteristica, infatti sopra l’arco medievale della porta è rappresentata la luna crescente**. »

Come è noto, ad Ecate piacevano le scene oscure!

In particolare i crocicchi delle strade, dove le sue statue trifronti proteggevano i viandanti dalle insidie notturne.
Era una superstizione radicata fin dal MedioEvo, tanto che queste zone si consideravano i luoghi migliori per evocarne i poteri...

« Gli antichi credevano che Ecate facesse le sue apparizioni nei quadrivi, e da quest’idea nacque la credenza, conservatasi nell’Età Moderna, che ai quadrivi si corresse soprattutto il rischio di incontrare il diavolo.
Da qui la credenza che agli incroci delle vie si potesse evocare il diavolo; ovviamente, era altrettanto facile incontrarvi coloro che erano in rapporti con il diavolo.
Martino di Arles ricorda l’usanza di accendere di notte fuochi nei quadrivi
, “ne inde sortilegae et maleficae transitu faciant”***. »

Di più.
In latino, l'analogia fonetica tra le pene degli uomini [poena-ae] e le penne degli uccelli [penna-ae] aveva alimentato la superstizione secondo cui le streghe legassero il malocchio proprio alle piume!

Ecco perché la comparsa di un uccello del malaugurio era così temuta, e tra gli uccelli quelle che si credevano essere le più assidue collaboratrici delle streghe: le civette.

L'immagine fosca della civetta come apportatrice di sventura non era solo un retaggio remoto del MedioEvo, ma è sopravvissuta indenne fino a ieri.
Ancora ai primi del '900 erano frequenti i roghi dei cuscini alla nostra porta della Luna; questo immaginario stregonesco, radicato in tante parti d'Italia, alimentava un universo di oscure suggestioni che un gruppo di pittori toscani, animatori del Caffè livornese Bardi, impresse nelle proprie tele...



Tra loro, qui mi piace citare Benvenuto Benvenuti con le sue Tre civette in due versioni diverse (sopra), e soprattutto Gabriele Gabrielli, pittore di soggetti macabri e allucinati (sotto, un gufo attorniato da teste demoniache), morto suicida giovanissimo nel 1919.
Sulla sua figura eccentrica ancora si scriveva nel 1947:

« Gli scheletri sono i suoi migliori amici, così pure i gufi, le civette e tanti altri uccelli notturni dal becco adunco e gli occhi scintillanti che sembrano narrarci i più riposti segreti della natura****. »



Nota alle immagini ---

La penultima opera qui citata, un olio su tela di Benvenuti, è interessante perché allude ai poteri numinosi attribuiti alla civetta in età classica, molto diversi dall'immagine funesta che la civetta assumerà poi dal MedioEvo.
L'artista, non a caso, intitola il suo quadro in cui la luce emerge da una grata: "Le civette (La fucina della sapienza)".


Note al testo ---

* Cfr. Perugia, Guide Electa Umbria, a cura di Massimo Montella, Editori Umbri Associati 1993, p. 98.

** Cfr. Mauro Menichelli, Templum Perusiae. Il simbolismo delle porte e dei rioni di Perugia, Futura, Perugia 2006, pp. 245-246.
_ Sempre Menichelli nel suo studio insiste sul legame tra le forze oscure e il colore associato alla Porta :

« Il colore azzurro del rione di porta S. Susanna era quindi legato al simbolismo delle acque della morte e queste, sia per la loro grande profondità, sia per essere in stretto rapporto con il mondo infero, richiamavano le tenebre e quindi il colore nero. »

*** Cfr. Giuseppe Bonomo, La caccia alle streghe, Palumbo, Palermo, 1959, pp. 27-28.

**** Cfr. Mario Citti, L’arte tormentata del pittore Gabrielli in Gabriele Gabrielli. Un allievo spirituale di Vittore Grubicy al Caffè Bardi, a cura di Francesca Cagianelli, Pontedera 2008, p. 118.


Post correlato sulla Porta del Sole ---

A Perugia, opposta alla porta della Luna e speculare ad essa, era la zona solare dedicata alle divinità del fuoco e al forgiatore Vulcano, soppiantato poi da san Lorenzo nel sincretismo cristiano.

A questo argomento ho dedicato il post: Dal Tempio di Vulcano alla Cattedrale di San Lorenzo di Perugia. Costruire un culto in 3 semplici passi.


Approfondimenti ulteriori...

_I contenuti di questo post sono un'elaborazione del primo capitolo del mio libricino "Tre civette sul comò. Storia di un maleficio":
I roghi nei crocicchi. Le penne da bruciare al trivio di Ecate.

_ Riguardo alle raffigurazioni di Ecate tricefala, un curiosissimo caso di sincretismo religioso è certo quello della Madonna tricefala all'abbazia di San Pietro, che mai mi stancherò di sottolineare e a cui ho dedicato due post:
*Madonna a Tre Teste: incredibile affresco all'abbazia di San Pietro a Perugia!
*La Madonna a Tre Teste e quei due angeli sospetti...

_ L'associazione della Porta della Luna a santa Susanna (Susanna è l'unica figura femminile ad essere accostata alle porte perugine nelle matricole medievali) ci suggerisce come le acque adombrate in questa porta non indicassero in origine il Lago Trasimeno, bensì fossero quelle del ciclo menstruale, a cui le lunazioni anticamente venivano associate.



Sopra, Susanna davanti alla Porta.
Miniatura tratta da una Matricola trecentesca dell'Arte dei Notai, Biblioteca Augusta di Perugia.

lunedì 25 settembre 2017

San Sebastiano e i feticci inchiodati della Stregoneria


Oggi voglio condurvi nella chiesetta perugina di Santa Croce* al quadrivio dei Tre Archi.

Una chiesetta medievale tra tante, tutto sommato dimessa, raro trovarla aperta.
Se non fosse per un affresco staccato a forma di lunotto che, malgrado le sue condizioni deteriorate, merita da solo la visita e ci rammenta l'antica pratica dell'inchiodatura dei Santi:
Mater Misericordiae tra san Sebastiano e un angelo...





Il dipinto, forse del pittore quattrocentesco Benedetto Bonfigli**, narra un rito apotropaico tipico della stregoneria cristiana in tempo di pestilenze.

--- Attenti ai dettagli!

Il popolo è assiepato sotto il manto della Vergine, refugium peccatorum, e ne invoca la clemenza mentre il Padreterno sta scagliando le frecce pestilenziali sopra la sua testa...


Nell'affresco Sebastiano funziona proprio come un parafulmine: intercetta le frecce scagliate dall'Altissimo e implora la Vergine con uno scambio di cartigli gustosissimo, che anticipa i fumetti!

Lo storico dell'arte Federico Mancini nella sua monografia sul Bonfigli**, riporta una ad una le battute...

« Per queste piaghe che er ci rude alquanto /
Per lo tuo amore et lo figliolo tuo /
Te priego Madre che lo priege tanto /
Che essaudisca questo popul suo
».

Alla destra del dipinto è l'angelo sterminatore che, per intercessione di san Sebastiano, ripone magicamente lo spadone...



« La risposta a san Sebastiano è contenuta in un cartiglio che si trova alla destra della Vergine, sopra la figura dell’angelo che ripone la spada nel fodero:

“Martir beao con humilie chore /
Se essaudito e pero Agnolo cruo /
Remette l’arme e la crua spada”
.

L’angelo ubbidisce. Per questo sopra la spada è scritto: “Fiat”. »

Confesso di non amare granché le lezioni di storia dell'Arte:
sono tremendamente noiose!


Guardiamo bene però il nostro Sebastiano.
La sua iconografia ci racconta una succulenta superstizione popolare: l'inchiodatura dei feticci a scopo terapeutico.


Trasmettere il dolore sul corpo del santo o dell'idolo, per far assorbire il male e renderlo innocuo, ha origini molto antiche.

Nella stregoneria africana ancora agli inizi del secolo scorso era una pratica apotropaica molto frequente, e può capitare d'imbattersi in una statua inchiodata proveniente dall'Africa profonda nella collezione di qualche antiquario etnico.

Ve ne propongo una molto famosa dal Musée de l'homme al Quai Branly di Parigi, che ebbi il piacere di visitare alcuni anni fa:
non trovate una certa somiglianza con il nostro caro Sebastiano?


Le agiografie spesso si affermavano per cristianizzare miti e credenze superstiziose precedenti, retaggio della Stregoneria: il caso di san Sebastiano è emblematico!

Morto secondo la leggenda sotto l'imperatore romano Diocleziano, la sua fortuna iconografica è attestata guarda caso solo dalla fine del Trecento con l'avvento delle grandi epidemie, quando il popolo era disperatamente in cerca d' interventi portentosi.

Nell'immaginario religioso tardo-medievale si affermò l'idea che invocare il Sebastiano crivellato di frecce potesse far cessare il male, scagliato dal Padreterno per punire il popolo!

In realtà questa credenza era in perfetta continuità con la vecchia Stregoneria, che prescriveva d'inchiodare i feticci per estinguere il male degli uomini.

L'antropologo Giuseppe Bellucci ci racconta il fine di questa pratica oscura osservata ancora ai suoi tempi nelle 'case-feticce' dell'Africa, ove gli stregoni conservavano i loro idoli pronti per l'inchiodatura...

« E là entro che gli ogangas, osservando certe pratiche rituali, fanno loro quelle offerte che hanno ricevuto dai fedeli, permettendo poi ai richiedenti, come a coronamento della pratica, ch'essi configgano un chiodo nella statua-feticcio.

Adempiendo questo rito verso una forma antropomorfa o zoomorfa, che agli occhi ed alla mente dei negri di Loango deve apparire come cosa sacra, l'indigeno accompagna il martellamento del chiodo con la fiduciosa espressione che il suo desiderio venga esaudito; che il feticcio provi una sensazione pungente, la quale valga a fargli ricordare la persona e la preghiera da essa avanzata***. »


Da notare in entrambe le statue che vi ho mostrato la struttura in basso a forma circolare, dove pare gli stregoni collocassero uno specchio per stornare gli spiriti maligni!

San Sebastiano crivellato di frecce è un parente stretto di tutte queste statue inchiodate: prima di trasformarsi in un'icona gay, il mito superstizioso di Sebastiano servì a rimpiazzare i vecchi feticci.

In barba a quanti pensano che il '400 fosse il secolo splendente degli umanisti!


Nota all'immagine ---

L'immagine sopra è un San Sebastiano attribuito al pittore bolognese Cristoforo di Jacopo (1480) dal Museo Diocesano di Norcia.

Ho tratto l'immagine dal catalogo di una mostra memorabile di qualche anno fa: "Matteo da Gualdo. Rinascimento eccentrico tra Umbria e Marche", a cura di Eleonora Bairati, Patrizia Dragoni. Electa - Editori Umbri associati, Perugia 2004.


Note al testo ---

*Sulla chiesa è stato pubblicato recentemente uno studio
di Fabio Palombaro in cui si associa l'affresco - riprendendo lo storico ottocentesco perugino Serafino Siepi - alla peste del 1348:
"La chiesa di san Giuseppe già chiesa di Santa Croce in Perugia", Tozzuolo 2015.

**È proprio Mancini a proporre l'attribuzione al Bonfigli, sostenendo che l'affresco si collochi a metà del '400:

« Posto erroneamente in collegamento con la peste del 1348, il dipinto è in realtà inscrivibile in un ambito di cultura molto vicino agli esordi del Bonfigli. Ne consegue una datazione molto più avanzata, non distante dagli anni cinquanta del Quattrocento ».
Cfr. Francesco Federico Mancini, Benedetto Bonfigli, Electa Editori Umbri, Perugia 1992, pp. 50-51.

***Cfr. Bellucci, I chiodi nell'etnografia antica e contemporanea, Perugia 1919, pp. 233-234.

giovedì 3 agosto 2017

Un adoratore del Sole braccato dall'Inquisizione - Lo strano caso del beato Pietro...



Fraticelli, Spirituali, mistici deviati.

L'Inquisizione era costretta a fare gli straordinari per tenere sotto controllo tutti questi matti, che in Umbria* andavano in giro vestiti di stracci e millantavano poteri sovrumani!

Quando non si trovava il modo di metterli a tacere, l'extrema ratio era farli santi. Quantomeno beati.

Uno di questi eretici mancati è sopravvissuto con la sua iconografia ambigua alla chiesa dei santi Severo e Agata, un gioiellino medievale a Perugia incastonato in via dei Priori...


L'uomo che qui siamo venuti a cercare è Pietro Crisci da Foligno.

Il suo ex-voto si trova sulla parete sinistra, a fianco dell'altare.
Pietro gode dello spazio in condominio con i due santi titolari della chiesa: Agata e Severo.

A cosa si deve tanto onore?
Il beato Pietro non era morto da troppo tempo († 1323) quando il suo ritratto fu collocato -intorno alla metà del Trecento- a fianco dei due leggendari martiri romani: osserviamolo da vicino.

Cos'è quell'omiciattolo nell'angolo in alto a destra che Pietro sembra invocare?



Pare che il beato Pietro fosse un adoratore del Sole: rimaneva lungamente a pregarlo senza rimanerne abbagliato!
Questo almeno è ciò che narra la sua agiografia...

« [...] postosi a rimirare i vivi raggi del Sole, fuori d'ogn'ordine fissava in quello immobilmente e senza offesa, né abbagliamento alcuno lo sguardo »

« [...] tanto prolungava avanti al Sole esposto la sua oratione, che mille volte, il che non si dice per iperbole, effettivamente si inginocchiava lodando il buon Giesù, che quivi Pietro vedeva e adorava**. »

Subito dopo la sua morte, fu elevato alla gloria degli altari a furor di popolo, malgrado le sue pratiche ascetiche solitarie insospettissero non poco l'Inquisizione che lo aveva già sottoposto a ben due interrogatori, prima a Foligno poi a Spoleto.

« I figli del diavolo cominciarono a sobillare l'inquisitore, con subdole e maligne parole [...]
Quando l'inquisitore li sentì, dispose di inviarlo a Spoleto, affinché fosse nuovamente esaminato e, se lo avesse trovato in errore, avrebbe proceduto contro di lui come contro un eretico
**. »

Perché mai un "nobile e ricco de' beni di fortuna" come Pietro, all'improvviso si era infilato in un sacco bianco praticandovi dei buchi, e si era messo a pregare il Sole?

Un altro indizio sulla grande popolarità di cui godeva il beato Pietro, si trova in una delle chiese più interessanti del contado folignate: Santa Maria in campis.
La chiesa sorge su un'antica area di sepoltura; la tradizione funeraria si è conservata nei secoli perché oggi questa è la chiesa del cimitero di Foligno...



Rimaneggiata più volte, la chiesa -di fondazione benedettina- è un piccolo museo di pittura tardo-medievale.

Superata la porticina di sinistra, troviamo subito schiacciato nell'angolo un ex-voto deteriorato ma molto eloquente, a ridosso della Madonna in maestà con san Pietro.

Il nostro ricercato sembra disinteressarsi a ciò che gli sta intorno, ed è ritratto sempre nella medesima posa che tanto piaceva ai suoi devoti coloni: in adorazione del Sole.




Com'è possibile che la Chiesa abbia incentivato un culto solare che non si fondava sulle Scritture, ma su reminiscenze vagamente pagane?

Semplice: l'idea che abbiamo oggi dell'Inquisizione è troppo integralista.

Il tribunale non si abbatteva indiscriminatamente contro tutti: una cosa erano gli stregoni di campagna che praticavano incantamenti in modo clandestino, e i pretastri del sottobosco clericale.

Discorso diverso per quei (pochi) eretici -che spesso erano anche ricchi possidenti- i quali riuscivano ad ottenere un vasto consenso popolare.

Con loro la Chiesa trattava. E se erano collaborativi, potevano perfino aspirare alla gloria degli altari!

Il consenso accumulato a Foligno e dintorni dal beato Pietro era tale che il Comune proclamò festa grande per il giorno della sua morte (dies natalis).
La sua fama in Umbria bastava a chiudere un occhio su astrusi dettagli teologici:

« [...] entro la prima metà del Trecento il suo dies natalis veniva inserito nel novero delle festività che il Comune considerava Custodiendae, ovvero di eminente carattere pubblico tanto da prevedervi la sospensione di ogni attività giurisdizionale del podestà, del Capitano del popolo e di tutti gli officiali comunali. »

« Non basta, perché fu stabilito per legge straordinaria che, nello stesso giorno e anniversario, ciascuno nel contado di Foligno dovesse astenersi dalle opere servili, stando al vecchio statuto municipale della città di Foligno redatto nel secolo XIV, dove sotto la rubrica "Le festività da rispettare", si registra la festa di san Pietro da Foligno***. »


Note al testo ---

* L'illustre professor Gioacchino Volpe agli inizi del secolo scorso scriveva che « l'Umbria era terra fertile per simili erbacce » e li definiva come « la varia figliolanza più o meno degenere del Santo d'Assisi ».
Cfr. Volpe, Ultimi bagliori nell'Umbria al principio del XIV secolo in Movimenti religiosi e sette ereticali, Sansoni, Firenze 1971, pp. 200-204.

** Cfr. Nicolò Barnabò, Vita del Beato Pietro Cresci da Foligno, in Foligno, 1626
in Pietro Crisci : beato, confessore, compatrono di Foligno, Diocesi di Foligno, 2010.

*** Cfr. Mario Sensi in Pietro Crisci: beato, confessore..., Op. cit., pp. 33 e 106.


Un approfondimento sull'Umbria ereticale ---

Isabella Gagliardi anni fa in un saggio sull'argomento, spiegava bene questa tolleranza della Chiesa in Umbria verso alcuni eretici:

« La Chiesa tollerò sia Pietro Crisci sia Tommasuccio [un profeta apocalittico francescano che visse nello stesso periodo, n.d.a.], altro rigido credente originario di Foligno, suo malgrado.
Li tollerò perché il popolo li venerava e ravvisava in loro due santi cittadini, due grandi e potenti intercessori presso Dio. Li tollerò perché l'Umbria era percorsa da tensioni spirituali fortissime e l'ansia di purificazione e di rinnovamento era sempre sul punto di esplodere e di conformarsi in maniera "illegittima"
. »

Cfr. Gagliardi, Pazzi per Cristo: santa follia e mistica della Croce in Italia centrale, Protagon editori toscani, 1997, p. 169.