domenica 9 marzo 2014

Laverna, l'oscura dèa senza corpo

La bibliofilia ha numerosi imprevisti.

Spulciando tra i libri antichi si possono sviluppare irritanti allergie alla polvere. E poi, ci si può far venire il dubbio che la storia non sia andata esattamente come le Istituzioni ce la insegnano.

Padre Salvatore Vitale, un erudito francescano del Seicento, ci racconta in un librone devozionale la vera storia antica della Verna, l'eremo in cui Francesco d'Assisi prese le stimmate. A spulciare il suo tomo sul Monte Sacro tra i libri del fondo antico della Biblioteca Comunale di Arezzo bisogna essere proprio amanti delle polveri. Ma leggete bene prima di giudicare...

Della causa perché questo Sacro Monte fu chiamato Laverna.
Questo sacro Monte, per tradizione di memoria antichissima si sa, e per molti Autori, che fu nominato Laverna per un Tempio di Laverna, Dea gentilica di ladroni quivi edificato, e frequentato da molti crassatori e ladri che stavano dentro al folto bosco che lo veste; e spesse, profonde ed orrende caverne e burroni, dove sicuri dimoravano per spogliare e predare li viandanti...


Se non fosse per questo paragrafetto, che ci svela una tradizione che ancora ai primi del '600 era nota, noi oggi dovremmo affidarci alle congetture stando attenti a non farci suggestionare troppo dalle interpretazioni per non incorrere nelle reprimenda di qualche accademico parruccone.

Laverna era l'antichissima dèa italica dell'ombra e della morte; così oscura che i suoi templi erano proprio le grotte, dove spesso trovavano rifugio pastori o malfattori. Nel mondo romano, Laverna fu presto associata ai ladri di cui divenne la protettrice, perdendo i suoi attributi di dèa ctonia dell'Oltretomba.

Ancora oggi al santuario francescano della Verna è possibile scorgere quello che doveva essere il tempio primitivo della dèa Laverna, il Sasso Spicco, trasformato nella Grotta dell'Angelo dalla 'bonifica' francescana
[vedi a lato].
Ben prima del nostro stregone prediletto, questo sito era visitato da altri pellegrini, i devoti a Laverna che scendevano nei recessi della gola in cerca di protezione.

In un'ottica revisionista, nemmeno troppo ardita, possiamo dire che san Francesco si appropriò dei suoi devoti scendendo una seconda volta agli Inferi.

P.s. Se la storia t'incuriosisce, a questo link troverai il saggio che dedicai tempo fa all'argomento...

1 commento:

Gian Maria Turi ha detto...

PArecchio interessante, perfettamente sensato con un Francesco che vuol farsi seppellire sul Colle dell'Inferno trasformandolo in Colle del Paradiso... (altre cose che ho letto qui in giro, peraltro sempre interessanti, mi sembrano invece proporre tesi un po' avventate).