mercoledì 11 marzo 2015

Dal Tempio di Vulcano alla Cattedrale di San Lorenzo di Perugia.
Costruire un culto in 3 semplici passi.
Istruzioni per l'uso.



Quello che vedete qui sopra è l'emblema del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo a Perugia.

Tutte le porte di proprietà del Capitolo ne hanno scolpito sopra uno simile.

Cosa rappresenta?
Risposta facile: La graticola su cui fu martirizzato san Lorenzo!

Beh, diciamo che non sempre le risposte facili sono anche le più esaustive.

Da dove viene fuori quello strumento di tortura?
Perché a Perugia divenne l'emblema della Cattedrale cittadina?

L'erudito francescano Felice Ciatti in un trattato del 1638 raccolse delle dicerie sulla storia di questo Tempio che per noi oggi sono preziosissime.

Delle memorie annali, et istoriche delle cose di Perugia raccolte dal molto R.P.M. Felice Ciatti perugino Francescano : p. 391.


« I Tempij sono antichissimi, massime quelli di S. Angelo, di S. Pietro, di S. Fiorenzo, di S. Lorenzo, di S. Giovanni Rotondo, di S. Ercolano & universalmente la maggior parte delle parrocchiali chiese, le quali già essere state Tempij di Dei profani stimo verissimo; ma quali Dei in particolare in quelle si adorassero non saprei ben dire; d'alcuni già si è parlato; e si disse che il principale consecrato a Vulcano Dio del fuoco fosse mutato a S. Lorenzo martirizzato nel fuoco [...] »

Un vaso a figure rosse dello Staatliche Museen di Berlino ci mostra il dio lavorare nella sua fucina con tutti gli attrezzi del mestiere, affiancato da un aiutante...


La graticola di san Lorenzo è davvero ciò che resta degli attrezzi dell'officina del dio greco-romano Efesto-Vulcano?

Lo studio comparato delle Religioni è una disciplina molto creativa.

Nel mondo Romano le Volcanalia (le feste in onore di Vulcano) si celebravano il 23 agosto in occasione dei fuochi con cui si chiudeva nelle campagne la stagione del raccolto.

Questa data ce ne ricorda un'altra, la festa dei fuochi di San Lorenzo del 10 agosto.
Nel Medioevo si associava lo sciame meteorico delle stelle cadenti delle Perseidi ai tizzoni (le lacrime di San Lorenzo) su cui il mito cristiano voleva bruciato il martire Lorenzo (che erano, guarda caso!, gli stessi tizzoni della fucina del dio Vulcano).

Nel mondo Romano gli aruspici etruschi consigliavano sempre di tenere le celebrazioni in onore del dio Vulcano fuori città, essendo il suo un culto del fuoco distruttivo.

Com'è possibile allora che il tempio in cui si adorava il fuoco sacro di Vulcano si trovasse a Perugia in pieno centro?

Pollione nel De Architectura è molto chiaro:
Vulcano va onorato fuori dalle città per evitare il rischio di incendi.

« Anche gli aruspici etruschi affermano nei loro libri sacri che i templi di Venere, Vulcano e Marte devono essere posti fuori delle mura, onde evitare che i giovani e le madri di famiglia si abituino ai piaceri di Venere, e per preservare la città dal pericolo di eventuali incendi evocando la potenza di Vulcano con riti e sacrifici celebrati fuori dal tessuto urbano. * »

Talvolta però a prendere un mito alla lettera si va fuori strada.



Vulcano non è che l'evoluzione di un culto etrusco del fuoco più antico.
Un culto solare [forse c'era di mezzo il dio etrusco del fuoco Sethlans] dietro al quale si sono accodati il Vulcano romano e poi il san Lorenzo cristiano.

Il culto del Sole si è conservato intatto nella toponomastica medievale, tanto è vero che dalla Cattedrale di San Lorenzo ha inizio il Rione di Porta Sole, come ci raccontano una lapide in piazza ed una famosa matricola del Collegio dei Notai...



*Marco Vitruvio Pollione, De Architectura, traduzione di Luciano Migotto. Pordenone, Edizioni Studio Tesi, 1990.

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